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Cpp protegge dal furto di identità

La nuova soluzione web-based Identity Protection intende offrire una completa tutela, a partire dalla prevenzione fino alla risoluzione e al ripristino dell’onorabilità.

Cpp sta mettendo a punto la soluzione web based Identity Protection volta a prevenire e porre rimedio al fenomeno in costante espansione del furto di identità. L’obiettivo è fornire agli utenti una protezione a tutto tondo, che parta dalla prevenzione e arrivi alla risoluzione del problema e al ripristino dell’onorabilità.

Attraverso Identity Protection, Cpp intende soprattutto prevenire il furto dell’identità: un numero verde guiderà i clienti nell’affrontare eventuali chiarimenti o dubbi. Nel caso in cui comunque il furto d’identità avvenga, il cliente avrà un’assistenza legale specializzata che lo aiuterà a ripristinare la sua identità nel minor tempo possibile. La polizza, inoltre, coprirà le spese per il rifacimento dei documenti, per eventuali giorni di lavoro persi e le spese legali necessarie per ripristinare la situazione.

L’apertura alla rete, l’uso massiccio della posta elettronica, la diffusione delle transazioni telematiche e l’utilizzo sempre maggiore di social network e chat al fine di condividere informazioni, contenuti ed esperienze, ha favorito e incrementato la circolazione di dati personali, rendendo i navigatori sempre più vulnerabili rispetto alla possibilità di essere vittima del furto di identità, con conseguenti gravi danni economici e sociali.

Dal rapporto 2010 dell’Osservatorio Permanente sul Furto d’Identità di Adiconsum emerge che il 22% degli intervistati ha subito almeno un’esperienza di furto d’identità, inteso come appropriazione indebita di informazioni personali di un soggetto per commettere atti illeciti a fini di guadagno personale. Questi dati sono in linea con quelli di una ricerca recentemente commissionata a Tns da Cpp Italia dove si è riscontrato che circa il 21% degli intervistati ha subito un furto d’identità o è a conoscenza di qualcuno che ne è stato vittima.

Il fenomeno sta crescendo ma è ancora sottovalutato, tanto che la stessa ricerca commissionata da Cpp indica come solo il 20% del campione si dichiari molto preoccupato in merito a questo problema, ancora percepito come un rischio accidentale.

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