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Email marketing: l’importanza delle liste

Roberto Ghislandi, autore di “Email marketing” racconta come si fa business con l’email
14 Ottobre 2009

“Il web ha innescato una rivoluzione senza precedenti. Pensa solo per un attimo al signor Pippo che sul blog parla a tu per tu con il capo di una multinazionale. Impensabile, nevvero?”. A 43 anni, una laurea in ingegneria elettronica al Poli di Milano, e venti anni passati su internet (tra le altre cose, per dieci anni ha fatto e-commerce b-to-b), testimone disincantato di esplosioni di new economy e di bolle, Roberto Ghislandi conserva intatta la fiducia e l’entusiasmo nelle enormi potenzialità della rete.

Alla rete affida i suoi destini professionali (provate a fare un giro su ghislandiweb), dopo avere deciso un giorno di fare il liberissimo professionista. Con risultati più che buoni a quanto pare. Oggi, Ghislandi può vantare una forte competenza nella formazione manageriale nel campo del web marketing: web design, corporate blog, email marketing, web writing, e altro. Con una particolarità: ”Manca sul mercato una proposta formativa per i soggetti dai 35 ai 60 anni di età e oltre. A questi soprattutto vogliamo indirizzarci”.

La visione è chiara: il nuovo si affronta meglio con una buona dose di preziosa esperienza. Quel “vogliamo” si spiega col fatto che Ghislandi affronta l’avventura con Massimo Carraio, esperto Pr. Il sito dedicato alla formazione si chiama Web marketing garden, dove c’è anche una sezione dedicata agli “orrori ed errori” nelle attività di marketing online (“si impara molto dagli errori degli altri”, sottolinea Ghislandi) e un blog dedicato a informare e a stimolare incontri e discussioni che si chiama emailcaffè.

Conoscenza diffusa, che Ghislandi affida anche alla pubblicistica: da maggio è in libreria il suo E-mail marketing. Guida pratica per fare business con l’e-mail”, edito da Alpha Test e giunto alla seconda versione. Nel libro Ghislandi riversa la sue esperienze che l’hanno portato spesso ad avere a che fare con piccole e medie imprese alle quali si sente di rivolgere qualche consiglio.

“E’ vero che il costo di Internet è nullo o basso, ma bisogna avere l’accortezza di calcolare il costo delle tante ore che si passano davanti al computer. Ed è vero che bisogna pensare a una strategia efficace, che rifugga dall’email che propone perentoriamente un prodotto”.

Come dire che nell’email marketing non vale l’approccio dell’advertising classico “di chi urla più forte”, importante è piuttosto dotarsi di “indirizzi buoni”, a cui inviare informazioni e documentazione adeguate e sempre più puntuali, riuscire nell’impresa di segmentare il più possibile, allacciare un rapporto di fiducia continuativo nel tempo.

E’ il caso di una piccola azienda brianzola che con l’email marketing è arrivata a stabilire solidi contatti di business con aziende del Dubai. Insomma, tutto sta a convincere le Pmi dell’efficacia operativa della rete, della convenienza di costo rispetto alla pubblicità tradizionale, dell’inevitabilità di alcuni cambiamenti organizzativi in azienda, del fatto che la rete è in assoluto un “luogo etico”.

Ghislandi ha un occhio attento non tanto ai numeri, quanto alla qualità: come dire, magari pochi clienti (“5-6 clienti al mese è il numero giusto”) ma buoni. Ed è buona regola misurare i risultati step-by-step, visto che la strada non è mai spianata: un metodo giusto, spiega Ghislandi, è quello di fare ogni sei mesi il punto coi clienti. Già, perché nel marketing online c’è una sola regola che vale:”Bisogna farlo bene. Se si fa bene, si hanno dei risultati incredibili”.

I ricavi Ghislandi li trae il 40% dalla formazione, il 60% dalla consulenza, dal punto di vista tecnologico adotta la più assoluta laicità: “meglio non essere legati a tecnologie particolari”, i corsi si svolgono nelle aziende (“non ho mai pensato a Second Life…”), soprattutto nel Nord d’Italia con qualche sconfinamento a Roma. Una buona parola Ghislandi la spende per Facebook, che, a suo dire, ha grandi potenzialità per azioni di marketing efficaci, è gratuito, risponde al forte bisogno di partecipazione, si affida a uno dei mezzi più potenti: il passaparola.

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